PESCHIERA
Facciata
della chiesa di San Martino
L'attuale chiesa è
stata costruita nel 1820-22 sul luogo di una precedente requisita da Napoleone
Buonaparte nel 1796 per farne un magazzino militare e un ospedale. Fu abbattuta
nel 1814 in quanto pericolante. Nel 1930-1933 la chiesa raggiunse l'assetto
attuale. Nel 1937 l'interno fu affrescato dal pittore Pino Saoncella e nel 1966
vi fu un'ultima ristrutturazione.
Nel 1008 vi sono le prime tracce di una chiesa citando un Dominico Diacono
citando San Martino: De plebe S. Martini sita in vico Piscaria.
Il Papa Eugenio III nel 1145 scrive in una bolla: Plebem de Piscaria cum
capellis et decimis et piscationibus et dimidia curte. Nel 1454 è pieve
parrocchiale con arciprete.
Santuario
della Madonna del Frassino
Il santuario ha tre
aspetti importanti , quello religioso, quello artistico e quello storico.
Fu eretto nel luogo dove il contadino Bartolomeo Broglia avrebbe veduto
materilizzarsi una statuetta della Madonna l'undici maggio 1510 fra i rami di un
frassino. Poco più di un anno dopo, il 10 settembre 1511, il cattolico Roberto
Stuard, figlio di Giacomo di Scozia e comandante generale delle truppe francesi,
pose la prima pietra per erigere il Santuario. Vi fu subito un problema con i
custodi del convento, e il consiglio di Peschiera chiamò i Padri Minori
Francescani a sostituire i Servi di Maria già nel 1514, il 15 giugno. Una bolla
di papa Leone X del 14 gennaio 1518 diede facoltà ai francescani di costruire un
convento in clausura e di abitarvi in perpetuo. Si creò così un binomio fra i
francescani e il santuario interrotto solo da Napoleone con l'esproprio delle
Abazie.
La chiesa è ricca di
opere d'arte, viene definita da alcuni una pinacoteca.
Di Paolo Farinati due tele La Natività e Madonna e Santi, dodici
tele di Bertanza da Salò Misteri del Rosario e Santi, una di Zeno da
Verona San Pietro e San Giovanni Battista e quattro tele di Muttoni il
Giovane. Del Farinati, con l'aiuto dei figli Orazio e Cecilia sono gli affreschi
interni presenti anche in ogni cappella. All'interno è notevole il coro in noce
del 1652 voluto da fra Bartolomeo Speciani. All'esterno le lunette sono dipinte
sempre da Muttoni il giovane.
Gli
scavi romani
Scavi della romana Arilica: I-III secolo d.c.
La parte ora scoperta è ridotta rispetto a quella iniziale del 1974. Nel 1981 fu interrata una parte meno interessante e fortemente mutata per successivi lavori rispetto all'impianto originale. Nella parte conservata e protetta, si riconosce sul lato nord un impianto di una casa che si affaccia su una corte selciata. Gli ambienti hanno pavimenti diversi: mosaico, battuto di scaglie di pietra e cocciopesto. Il cavedio interno è lastricato. La parte a sud delinea dei vani per cui è improbabile definirne l'utilizzo.