SIRMIONE
Grazie
alla sua felice posizione naturale, la penisola di Sirmione è stata luogo
privilegiato di insediamento fin dall'antichità. Ancora oggi conserva
numerosissime attestazioni della sua lunga e ininterrotta storia, con una
densità che raramente si riscontra in altri centri abitati. Come altre zone del
lago, a partire dal primo secolo a.C. l'estremità della penisola diviene luogo
di soggiorno prescelto da ricche famiglie veronesi, fra cui quella dei Valeri.
Ad essa apparteneva il poeta Catullo (87-54 a.C.), che in un carme canta la
bellezza di Sirmione e parla della casa che qui possedeva. Lo sviluppo turistico
di massa e le conseguenti grandi trasformazioni urbanistiche del territorio
risalgono al secondo dopoguerra.
A
questo fenomeno ha contribuito in modo notevole la presenza di acque sulfuree,
note da secoli, ma le cui capacità curative cominciarono a essere sfruttate solo
dalla fine del secolo scorso. Alla fine del I secolo a.C. - inizi I secolo d.C.
risalgono le due grandi ville romane, quella nota come "Grotte di Catullo" e
quella rinvenuta in anni recenti fra piazzetta Mosaici - via Vittorio Emanuele -
via Antiche Mura. I resti della villa romana, denominata "Grotte di Catullo" si
trovano all'estremità della penisola e sono raggiungibili solo a piedi -
1 km circa dal castello scaligero - oppure, da aprile a ottobre, con un trenino
elettrico, in partenza dal piazzale antistante lo stabilimento termale.
Questo
imponente sito archeologico, oltre a rappresentare la testimonianza più
importante tra i ritrovamenti del periodo romano in territorio sirmionese, è
considerato l'esempio più grandioso di villa romana rinvenuto nel nord
Italia. La denominazione di "Grotte" risale al XV sec. quando ai primi
cronisti-viaggiatori apparvero queste "caverne" in parte crollate e ricoperte da
vegetazione; il primo ad attribuirle a Catullo fu il giovane cronista veronese
Sanudo e questa sua teoria fu sostenuta nei secoli successivi da vari scrittori.