SOMMA LOMBARDO
Centro della pianura
varesina, Somma Lombardo si trova sulla sponda del fiume Ticino, a 300 metri di
altitudine, al confine con la provincia di Novara.
Dai reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Somma si è constatato che
la località era già abitata in epoca pre – romana: alcuni ritrovamenti risalgono
alla tarda Età del Bronzo altri alla prima Età del Ferro. Verso la metà del XII
secolo il territorio di Somma viene ceduto ai Visconti che ne manterranno il
possesso fino al XVIII secolo.
CASTELLO
VISCONTI Il CASTELLO VISCONTI di SAN VITO è visitabile da Aprile a Ottobre
nei giorni di sabato, domenica e festivi. I primi documenti che attestano
l'esistenza del castello Visconteo risalgono al XIII secolo, successivamente,
nel 1448, i fratelli Guido e Francesco Visconti decisero l'ampliamento della
struttura e la spartizione della proprietà e del borgo. L'impianto dell'edificio
appare diviso in tre nuclei, ciascuno caratterizzato da un cortile interno. Il
nucleo originale dell'edificio ospita il trecentesco "cortile degli armigeri"
costituito da un porticato mentre l'ampliamento quattrocentesco è caratterizzato
dal monumentale torrione angolare. Attualmente la visita al castello comprende
l'ingresso nella corte viscontea del castello d'estate tramite la quale si
giunge ad un ampio porticato arricchito dalla presenza di armi, medaglioni
lignei con volti ritratti in terracotta e una sezione delle radici del famoso
cipresso monumentale distrutto in un nubifragio nel 1944. Particolarmente
interessanti sono le seicentesche panche in legno intagliato raffiguranti vizi e
virtù contrapposte e che provengono da quello che un tempo era il refettorio del
convento dei Padri Minimi di S. Francesco. Dal porticato si accede al cucinone
caratterizzato da un enorme camino con forno e da alcuni antichi utensili.
Dal portico si sale poi tramite lo scalone d'onore al piano nobile completamente
affrescato.
CHIESA
SAN VITO La Chiesa di San Vito risale al 1280 quando venne eretta la
cappella dedicata a San Vito e San Modesto. In seguito la cappella venne
demolita e fu costruita una chiesa che subì un primo rifacimento nel 1586,
mentre nel 1617 vennero aggiunte le due cappelle laterali e il campanile.
L'edificio fu poi completato nel 1650 con la costruzione del coro, mentre il
portale e la scalinata d'accesso risalgono al 1751. La facciata risulta scandita
da quattro lesene che separano il portale centrale da quelli laterali, mentre
nella parte superiore due ampie finestre affiancano una finta apertura centrale.
La facciata è conclusa da un timpano triangolare.
L'interno è a un'unica navata con apertura a cassettoni. Di pregevole fattura è
l'altare in legno dorato del XVII secolo nella cappella della Madonna del
Carmine. Arricchiscono la cappella affreschi che Francesco Bernardino eseguì nel
1664.
Di pregevole fattura è inoltre l'organo settecentesco racchiuso in una cassa
caratterizzata da un taglio assai raffinato. I numerosi rapporti avuti durante
il Seicento dalla Confraternita di San Vito con gli organari della famiglia
Bonalanza hanno fatto supporre agli studiosi che anche questo organo sia opera
loro, seppur con qualche riserva.
La collina su cui sorge la chiesa in passato era occupata da un fortilizio
romano che aveva il compito di proteggere la strada che collegava Milano al Lago
Maggiore.
CHIESA
LAZZARETTO Hermes Visconti, marchese di San Vito, durante la peste del 1576
assistette alcuni appestati, facendo costruire capannoni in legno per ripararsi
dal maltempo sulla collina ove oggi sorge la chiesa. In seguito venne decisa
l'erezione di una chiesa in ricordo del luogo in cui tante persone erano state
assistite con cura e devozione. L'edificio che è dedicato all'Addolorata e alla
carità di San Carlo Borromeo, svolse un ruolo determinante anche durante la
peste del 1630, epidemia che colpì molto duramente la cittadina di Somma sia per
quanto riguarda l'economia sia dal punto di vista sociale. Fu poi aperto il
culto a partire dal 1734. Percorso un viale alberato, si giunge alla chiesa che
si affaccia da una scalinata molto semplice, ma estremamente suggestiva e
affiancata da cappelle della via Crucis. La facciata presenta un tetto a capanna
e un ampio finestrone centrale con timpano spezzato, mentre ai lati vi sono due
nicchie con bassorilievi con simboli della passione. L'interno, radicalmente
trasformato durante i restauri compiuti nei primi decenni del XX secolo,
presenta affreschi con storie della Vergine eseguiti dal pittore Rossini di
Samarate.
CHIESA
SAN ROCCO Nella zona dietro Palazzo Campana si apre il viale delle
Rimembranze dove, al termine della Prima Guerra Mondiale, vennero piantati
alberi in ricordo dei caduti di guerra. Il terreno venne ceduto gratuitamente,
nel 1924, dai contadini e vennero collocati ottantadue tigli. Ogni albero
portava in origine una targhetta fusa nel bronzo con il nome del caduto a cui
era dedicato. Il viale conduce direttamente alla Chiesa di San Rocco.
L'edificio risale al 1529, ma, nel 1576, poichè durante la peste tutti si
rifugiavano in quel piccolo edificio, Francesca Maria Visconti, con
l'approvazione di Carlo Borromeo, ordinò la realizzazione di un nuovo tempio che
sostituisse la piccola chiesa. I lavori ebbero inizio nel 1582 e, dopo un
periodo di interruzione, ripresero nel 1604 con l'aggiunta al progetto di
includere un convento per i frati di San Francesco da Paola.
Quando la peste, nel 1629-1630, colpì nuovamente il territorio di Somma, la
chiesa di S. Rocco e il cantiere relativo alla nuova costruzione vennero
utilizzati come Lazzaretto. Dopo la peste sorsero dissidi e i frati lasciarono
Somma. Nel 1636 l'esercito franco-savoiardo saccheggiò e distrusse la chiesa. In
seguito, i lavori ripresero nel 1638, la chiesa venne ampliata e, nel 1760,
venne edificato il campanile.
Attualmente solo la facciata è stata intonacata, mentre il resto dell'edificio
appare inconcluso e con una struttura architettonica a mattoni a vista. La
struttura risulta comunque interessante, dal momento che consente di osservare,
soprattutto sul lato destro, alcuni elementi della costruzione. Delle cappelle
della via Crucis, in origine collocate sul piazzale antistante la chiesa e
distrutte nel 1636, si sono salvate solamente le due poste tra le lesene della
facciata, sebbene gli affreschi relativi alla vita di San Rocco siano successivi
alla realizzazione delle cappelle. All'interno meritano di essere citati un
affresco della prima metà del Cinquecento raffigurante una "Madonna con Bambino,
San Giovannino e i Santi Rocco e Sebastiano" e, sulla parete di fondo, una
"Crocefissione" con la Maddalena, Maria Vergine e San Giovanni Evangelista,
opera del XVII secolo.
CHIESA
SANT’AGNESE Si erge esattamente di fronte al Municipio, situata dove un
tempo si presume fosse collocata la fortificazione, nonchè antica dimora di
Guilzone di Somma, risalente al IX secolo. Il luogo veniva denominato
"Castellaccio" o "Bracallo" e costituiva il punto più alto del paese. Nel corso
dei secoli, il Castello subì radicali trasformazioni e venne adattato, nel XV
secolo, ad abitazione del prevosto e dei canonici sino a quando, a partire dalla
seconda metà del Quattrocento, il castello Visconteo divenne il vero centro del
borgo. Attualmente risulta difficile riconoscere, negli edifici presenti
sull'area, tracce dell'antica fortezza. E' comunque certo che, all'interno del
complesso, esistesse la chiesa di San Fede, localizzata nei pressi dell'attuale
parrocchiale di Sant'Agnese.
La Chiesa di Sant'Agnese fu progettata da Francesco Maria Richini (1584-1658)
nel 1645, eretta intorno al 1664 ad opera dell'architetto Carlo Buzio e compiuta
nel 1697, come risulta da un'incisione alla base della torre campanaria.
Quest'ultima, che presenta una struttura in granito, accoglie al suo interno
l'Archivio Parrocchiale fatto sistemare dal parroco don Antonio Paganini. La
facciata risulta a due ordini sovrapposti in cui vengono ripetuti gli schemi:
quattro colonne con capitelli corinzi scandiscono la parete e racchiudono, nella
parte inferiore, il portale maggiore, sormontato da un timpano triangolare
spezzato, e i due portali minori sopra i quali sono collocati due rilievi. Nella
parte superiore le colonne sostengono il timpano triangolare e dividono il
finestrone centrale sormontato da un timpano semicircolare e dalle due nicchie
laterali contenenti alcune statue. L'interno è a navata unica; lungo la parete
sinistra si apre il battistero in cui è conservato il trittico di San Vito, olio
su tavole centinate (cm 200x240).
SANTUARIO
MADONNA DELLA GHIANDA Il Santuario della Madonna della Ghianda: il nome e la
fondazione traggono origine da una tradizione popolare della metà del XIII
secolo. Si narra infatti che, nel luogo dove ora sorge il santuario, ad una
pastorella sordomuta che si stava riposando all'ombra di una quercia apparve la
Madonna che fece riacquistare sia l'udito che la voce alla fanciulla. In seguito
al miracolo gli abitanti del luogo decisero la costruzione di una piccola
cappella in onore della Vergine che divenne presto meta di pellegrinaggi.
Decisiva fu poi la visita pastorale di San Carlo Borromeo che, consapevole
dell'importanza della chiesa per i fedeli, ordinò una serie di provvedimenti
finalizzati a migliorare l'edificio. Nel 1582 incaricò l'architetto Pellegrino
Tibaldi di costruire una chiesa molto più grande. I lavori terminarono nel 1639
e venne fissata per il 25 marzo la festa del santuario. Il santuario presenta,
dal punto di vista architettonico, uno stile pienamente rinascimentale: la
facciata è scandita, nella parte inferiore, da sei lesene che reggono una
trabeazione. Al centro è collocato il portale maggiore con timpano triangolare;
ai lati, oltre ai due portali minori, un doppio ordine di nicchie contenenti
statue riempie la superficie della facciata. Nella parte superiore quattro
lesene dividono le tre finestre con timpani triangolari, quelle laterali, a
frontone semicircolare quella centrale. A coronamento della facciata vi è
l'enorme timpano sempre triangolare. L'interno del santuario è a navata unica
con sei cappelle laterali, lescene scanalate con capitelli corinzi e abside
semicircolare che incorpora quella primitiva. In quattro delle sei cappelle sono
collocati quattro gruppi di statue in legno e a grandezza naturale raffiguranti
episodi della Passione di Cristo. Tali cappelle sono dette "dei Giudei" e
rappresentano "Cristo nell'orto degli ulivi", la "Flagellazione",
l'"Incoronazione di spine" e la "Salita del Calvario". Si tratta di opere di
arte popolare datate nel corso del XVII secolo. Nella cappella di patronato
Visconti merita di essere citato il dipinto raffigurante la "Crocifissione",
olio su tela, attribuito a Giovanni Battista Crespi, il Cerano (1557-1633).
Nella cappella di patronato Castelbarco si trova invece una copia del dipinto di
Tiziano "Cristo incoronato di spine". Nell'area presbiterale domina il
bell'altare barocco, in legno, opera del XVII secolo: quattro colonne scalanate
con capitelli corinzi reggono un timpano triangolare spezzato decorato da angeli
musicanti. Sulla parete sinistra del presbiterio si trova l'affresco che
richiama alla memoria l'avvenimento miracoloso che stimolò la nascita del
santuario e che è opera di Primo Bruselli che la eseguì nei primi decenni del
nostro secolo. Sul lato destro, sempre opera di Bruselli, è l'affresco
raffigurante la presentazione al cardinale Borromeo del modellino della chiesa
da parte dell'architetto Pellegrino Tibaldi. Ma la testimonianza artistica più
interessante presente nella chiesa è senza dubbio l'affresco nell'abside
primitiva della chiesa, in passato erroneamente attribuito a Michelino da
Besozzo. Il dipinto, che è opera della prima metà del Quattrocento, raffigura la
Beata Vergine Maria seduta tra i rami di una quercia con il Bambino. Ai piedi
dell'albero compare Abramo dormiente, mentre ai lati vi sono i dodici profeti
che predissero la nascita di Gesù. Sui rami vi sono invece raffigurati i Re
della Genealogia di Cristo.
DIGA VILLORESI
La Diga Villoresi è una diga sommergibile attraversante il Ticino per una lunghezza di 290 metri e un'altezza di 5 metri che si trova a circa 10 km a valle del Lago Maggiore; le acque vengono immesse, attraverso 30 porte manovrate da comandi idrodinamici, in un grande bacino, insieme a quelle destinate al Canale di Vizzola per la produzione di energia elettrica. Al termine di questo bacino, le acque vengono ripartite tra il Canale Villoresi (90 mc/sec.) e il Canale di Vizzola (fino a 140 mc/sec.). Il Canale Viloresi ha una lunghezza di 86 km; una pendenza di 25 centimetri per chilometro nei primi 15 km, e di 15 centimetri nei successivi; una larghezza, al suo sbocco in pianura, di 14 metri al fondo e di 22 metri a livello dell'acqua. A questo punto esso viene a trovarsi circa 30 metri al di sopra del fiume da cui ha avuto origine, senza alcun sollevamento artificiale. Sul canale vi sono 120 bocche di derivazione, dalle quali derivano canali secondari e canali terziari.
BASE GEODETICA La Base Geodetica è una linea di circa 10 km che va dalla "piramide" di Somma sino a quella di Nosate poi distrutta. Le due piramidi segnavano i due estremi della base e vennero costruite nel 1832 dall'astronomo Carlini, direttore dell'osservatorio di Brera su ordine del governo austriaco. Questa base fu costruita sui punti di misurazione nel 1788 dagli astronomi Oriani, Reggio e De Cesaris per poter "dimensionare", cioè dare le lunghezze ai triangoli che allacciavano fra di loro i punti fissi (punti trigonometrici) necessari a redigere la prima vera carta geometrica della Lombardia austriaca che peraltro era anche la prima carta fedele del nostro Paese, allora come noto diviso in tanti staterelli.