VENEZIA


 

Venezia è una città unica al mondo per innumerevoli motivi.

Primo tra tutti l’arte. Infatti, è interminabile l’elenco dei gioielli cittadini che Venezia offre: il più importante è sicuramente piazza San Marco che, con i mosaici della sua Basilica, il campanile e i fasti della Pala d’Oro, è diventata simbolo e cuore della città. Tra le altre opere architettoniche di Venezia ricordiamo le basiliche gotiche di Santa Maria Gloriosa dei Fari e Santissimi Giovanni e Paolo; Santa Maria della Salute gioiello del barocco e ancora le rinascimentali Santa Maria dei Miracoli e San Zaccaria. Venezia presenta anche una vasta offerta di palazzi cittadini: Palazzo Ducale, Ca’d’Oro, Ca’Vendramin Calergi.

A Venezia è inoltre possibile trovare numerosi musei come le Gallerie dell’Accademia, il Museo Archeologico, la Galleria Fianchetti o la Pinacoteca Querini Stampalia in cui si offre una visione dell’arte di Venezia, ma anche europea e mondiale, di tutte le epoche.

Ma la bellezza di Venezia non risiede solo nell’arte: Venezia è anche l’atmosfera che si respira nelle sue calli, il fascino dei suoi 400 ponti sui canali, l’emozione di una gita in gondola.

Solo Venezia può offrire una romantica “passeggiata” in gondola lungo i suoi canali.

Venezia è un’attrazione anche per i buon gustai: se vi trovate a Venezia, vi scontrerete nei “Bacari” (tipici bar della città lagunare) in cui si possono assaggiare i “cicheti”, ovvero esclusivi piatti veneziani, accompagnati da un’ ”ombra”, un piccolo bicchiere di vino.

E se volete vivere un’esperienza davvero speciale, visitate Venezia nel periodo del carnevale.

Il Carnevale di Venezia è uno dei più famosi al mondo, in cui centinaia di magnifiche maschere dipingono le strade di Venezia di un’incredibile varietà di colori. Durante quel periodo Venezia diventa una totalità di musica e divertimento!

Venezia è circondata da altre isole che fanno parte della laguna; tra le più famose ci sono Murano, conosciuta per la lavorazione del vetro, Burano, per i pizzi, e Torcello, per le sue belle chiese.

 

 

LA STORIA In epoca romana Venezia era il nome della regione nord- orientale d’Italia, ma, dopo la caduta dell’impero e soprattutto dopo la discesa dei Longobardi (568) cominciò a designare una parte dei piccoli centri cittadini formatisi nelle isole della laguna esistente tra l’Adige ed il Piave. La base economica di questi centri era il commercio tra i paesi del vicino oriente e quelli dell’Europa del Nord (Germania e Fiandre).

 

Dopo la Costituzione in Federazione dipendente giuridicamente da Bisanzio, con rapporti che andarono allentandosi a mano a mano che questa decadeva sino a raggiungere la completa indipendenza verso la fine del sec. IX, a partire dagli inizi del IX sec. cominciò il predominio di Rivo alto (Rialto) sugli altri insediamenti in Laguna, quali Eraclea e Malamocco. Tale avvenimento coincise col fallito tentativo dei Franchi di sottomettere le isole al loro dominio. Respinte le incursioni arabe e distrutta nell'anno 1000 la pirateria croata nell'Adriatico, ebbe inizio l'espansione politica sull'Istria e la Dalmazia, sotto la guida di una classe di armatori e di mercanti che erano riusciti a stroncare i tentativi di alcune famiglie (Partecipazio, Candiano, Orseolo) di rendere il potere ereditario. Preoccupata che non venisse strozzato il Canale d'Otranto, passaggio obbligato verso l'Oriente, o non venissero chiusi i passi alpini indispensabili per i commerci con i Paesi del Nord, Venezia se da un lato combatté i tentativi normanni, svevi e angioini di stabilirsi sulle coste albanesi ed epirote, dall'altro aderì alla Lega Lombarda per evitare la strapotenza imperiale.

Con la IV Crociata (1202 - 1204) V. costituì un vasto impero coloniale nella penisola balcanica e nell'Egeo che resistette anche al ripristino del- l'impero bizantino (1261) ma esasperò la rivalità con Genova, il che diede luogo a numerose battaglie navali con alterne vittorie delle due parti. Agli inizi del XIV sec. col formarsi delle signorie anche in V. vi furono tentativi (Baiamonte Tiepolo, 1310; Marin Faliero, 1355) di tramutare il governo oligarchico(dal 1297 ristretto ad un certo numero di famiglie) in signoria, appoggiandosi al popolo minuto (marinai, pesca. tori), ma fallirono. Iniziò invece l'espansione di Venezia nel retroterra (soprattutto dopo il grave pericolo corso nel 1378 con la cosiddetta guerra di Chioggia, quando la laguna fu assediata per terra e per mare dalle forze coalizzate ungano – padovano - genovesi) e, approfittando della situazione favorevole, la città lagunare, nel giro di pochi anni, si impadronì di tutto il Veneto, del Friuli, di Brescia e Bergamo inaugurando una lunga serie di guerre con Milano e poi anche con Firenze e Ferrara.

Gli acquisti fatti in Puglia (1495) e in Romagna (1503) e l'errore d'aver appoggiato la conquista francese di Milano per ottenere il Cremonese (1499) furono fatali a V. che, attaccata da tutte le potenze d'Europa aizzate da papa Giulio II (Lega di Cambrai) e battuta dai Francesi ad Agnadello (1509), vide arrestata definitivamente la sua espansione in Italia. Cadevano nel frattempo, non senza resistenza, i domini orientali sotto l'assalto dei Turchi, mentre la scoperta dell'America deviava i traffici, fonte della sua ricchezza, dal Mediterraneo all'Atlantico.

Era l'inizio d'una lenta ma gloriosa decadenza di V. che resistette ai Turchi a Cipro (1571-73) e a Candia (1644 - 86), riconquistò per qualche tempo la Morea (sec. XVIII) ed umiliò i Barbareschi a Tunisi (1784-86).

Altri nemici mortali per Venezia divennero gli Asburgo, ansiosi di saldare il Tirolo col Milanese, ma essi raggiunsero lo scopo solo con l'aiuto di Bonaparte che liquidò la vecchia repubblica col Trattato di Campoformio (1797) cedendola all'Austria in cambio del Ducato di Milano.

Riunita al napoletano Regno d'Italia nel 1805, V. tornò agli Austriaci nel 1813 e col Trattato di Vienna divenne, con Milano, la capitale di un teorico Regno lombardo-veneto.

Insorta contro gli Austriaci nel 1848 e proclamata la repubblica da Daniele Manin, V. si fuse con la monarchia sabauda proprio alla vigilia dell'armistizio di Salasco. Tornò quindi a forma repubblicana e resistette agli Austriaci fino all'agosto 1849, dopo un lungo e memorabile assedio. Con la terza guerra d'indipendenza (1866) fu finalmente riunita all'Italia.

 

OGGI Oggi Venezia è una città più che mai dedicata all'ARTE in tutte le sue forme. Arte che è possibile ammirare in tutte le sue forme nei suoi numerosi MUSEI e PALAZZI. In essi troviamo alcune delle più belle opere originali di molti grandi artisti italiani come Jacopo Tintoretto, G.B Tiepolo, Tiziano, Veronese, Bellini, Giorgione, etc....

Semplicemente passeggiando siamo costantemente circondati da Monumenti e Chiese che per se stesse sono capolavori da ammirare gartuitamente.

Oltre ad essere un paradiso per gli amanti dell'arte moderna, Venezia dedica ogni due anni una delle mostre più importanti a livello mondiale all'arte contemporanea: LA BIENNALE DI VENEZIA, che nella sua ultima Edizione ha raggiunto la cifra di 915.000 visitatori complessivi in 154 giorni di esposizione: 265.000 visitatori alle mostre internazionali L'esperienza dell'arte al Padiglione Italia e Sempre un po’ più lontano all’Arsenale, a cui vanno aggiunti i 370.000 visitatori alle mostre dei 40 Paesi allestite in città e i 280.000 visitatori agli eventi collaterali. Sempre a Venezia è possibile visitare la Peggy Guggenheim Collection, ricca di capolavori di artisti contemporanei.

La MUSICA CLASSICA E L'OPERA trovano in Venezia la cornice ideale essenso essa stessa una coreografia naturale che si sposa perfettamente con le armonie sinfoniche e da camera. Potrete ascoltare dell'ottima musica nell'appena ricostruito TEATRO LA FENICE o nel da poco restaurato TEATRO MALIBRAN.

Venezia è anche chiamata la "Città degli innamorati" perchè, proprio per il fatto che non esistono le automobili, permette delle passeggiate lunghe e serene avvolti solamente dal suono dell'acqua che lambisce le sue rive.

Venezia è una città che permette la convivenza serena sia di un TURISMO GIOVANE che di un TURISMO PIU' MATURO, in quanto è la città stessa che infonde le regole di intimità tra le persone.

Essa non possiede il tipo di divertimento tipico delle grandi metropoli. Infatti non ci sono mega discoteche, ma è ricca di locali- bar - trattorie dove le persone possono mangiare i tipici "cicchetti" veneziani e bere degli ottimi spritz, magari ascoltando dell'ottima musica Jazz suonata da musicisti favolosi.

Ovviamente, per i più effervescenti, a pochi chilometri di distanza nella sua terraferma Venezia possiede alcune discoteche considerate tra le più belle d'Italia e per gli amanti del gioco Venezia ha uno dei migliori Casinò del mondo. L'evento tra i più straordinari in assoluto è il CARNEVALE DI VENEZIA che attira centinaia di migliaia di visitatori da tutti i paesi. Per una decina di giorni dipingono le strade con i colori e le maschere più incredibili. Durante quel periodo Venezia diventa una totalità di musica e divertimento.

 

I RISTORANTI sono famosissimi per la loro arte culinaria sopratutto relativa alla cucina di pesce. Il prezzo del menu del ristorante è sempre esposto in una bacheca all'esterno in modo da permettere a chiunque di trovare il luogo adatto alla disponibilità economica del momento. A Venezia ci sono centinaia di alberghi, ostelli, Bed & Breakfast che forniscono tutte le possibilità di categoria di prezzo. Una delle alternative possibili in caso di "tutto completo" oppure per scelta economica è quella di dormire a Mestre perchè come abbiamo accennato prima è realmente vicinissima.

 

 

 

MUSEI DI PIAZZA SAN MARCO

Palazzo Ducale, Museo Correr,Museo Archeologico Nazionale, Biblioteca Nazionale Marciana

Cuore pulsante della vita politica e religiosa della Serenissima, Piazza San Marco continua ad essere ancora oggi un polo d'attrazione irrinunciabile, fondata su una compatta qualità culturale e su una rendita storico-artistica di immenso valore e significato. In questo contesto, come scelta strategica, le diverse e complementari realtà museali affacciate sulla Piazza (due musei dello Stato e due della città) sono state collegate in un unico, affascinante percorso.

 

 

 

 

 

 

Galleria d'Arte Moderna
Santa Croce 2070, Fondamenta Pesaro
30125 Venezia 

La collezione municipale d'arte moderna a Venezia è avviata nel 1897 in concomitanza con la seconda edizione della Biennale.
Nel 1902 il Comune di Venezia designa Ca' Pesaro, prestigioso palazzo barocco da poco donato alla città dalla duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, quale sede permanente della Galleria.

La Galleria raccoglie, oltre al Novecento internazionale anche la collezione di Ottocento veneziano la cui sezione neoclassica è depositata fin dagli anni '30 alle Galleria dell'Accademia. Le opere più apprezzate sono quelle di Ippolito Caffi (150 vedute di tutto il mondo), Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Nono, Zandomeneghi, Signorini, Morbelli per l'Ottocento; Klimt, Bonnard, Chagall, Kandisky per il Novecento.

 

 

 

 

CA’ REZZONICO MUSEO DEL SETTECENTO VENEZIANO

Dorsoduro 3136, Fondamenta Rezzonico
30123 Venezia 

 

Il museo fu inaugurato il 25 aprile 1936 come sezione staccata dei Civici Musei. Vi furono sistemate le collezioni settecentesche che si trovavano esposte al Correr, dove ora c’è il Museo del Risorgimento, ma soprattutto quelle rinchiuse nei depositi. La straordinaria ricchezza delle collezioni si sposa perfettamente con la magnificenza dell’ambiente il cui elemento più spettacolare è il salone da ballo che occupa l’intera larghezza del palazzo. Gli affreschi delle pareti sono di Pietro Visconti (prospettive architettoniche) e di G. B. Crosato (per le figure); del Crosato sono anche lo stemma di casa Rezzonico ed il soffitto con la grandiosa "Allegoria delle quattro parti del mondo". I sontuosi lampadari in legno e metallo dorato fanno parte dell’arredamento originario del salone. L’abitazione patrizia passò infatti attraverso successive spoliazioni tanto che quando fu acquistata dal Comune era praticamente vuota, rimanevano solo i lampadari del salone, troppo grandi per un qualsiasi altro salone.

All’interno del palazzo si trovano anche l’eccezionale farmacia settecentesca "Ai do San Marco", fino al 1909 in campo San Stin, e il teatrino delle marionette.

Un ponte in legno, ricostruito di recente, consente l’accesso al palazzo anche dalla riva d’acqua.

 

 

CASA DI GOLDONI e Biblioteca di Studi Teatrali

La sezione goldoniana comprende alcuni documenti (nascita, nozze, lettere private) il carteggio coi proprietari del Teatro San Luca, il manoscritto del "Giustino", esemplari delle principali edizioni e traduzioni settecentesche delle sue opere, i ritratti del Longhi e del Piazzetta; mentre il teatro veneto è rappresentato da ritratti di alcuni autori (Gallina, Selvatico, Sugana, Varagnolo) e di alcuni attori veneti o comunque interpreti delle commedie goldoniane(Modena-Benini-Zago-Gandusio) e anche da alcuni costumi di scena ( la "velada" di E. Novelli e l'abito di Arlecchino di M. Moretti) Inoltre il "portego" arredato in modo da ricreare una certa ambientazione settecentesca.

 

 

 

 

MUSEO CORRER e Museo del Risorgimento Il Museo Correr prende nome da Teodoro Correr (1750-1830), nobile di antica famiglia veneziana che lasciò alla Municipalità di Venezia per disposizione testamentaria le sue ricche e vaste collezioni, raccolte in vita con passione in un periodo in cui la Città sembrava incapace a non disperdere il suo enorme patrimonio storico e artistico. A questo primo consistente nucleo di opere, nel tempo si sono aggiunti altri doni ed acquisti che costituiscono oggi il complesso e diversificato patrimonio dei Musei Civici Veneziani d'Arte e di Storia. Collocato inizialmente al Fondaco dei Turchi, il Museo Correr occupa dal 1922 gran parte delle Procuratie Nuove, ideate dall'arch. Vincenzo Scamozzi (1552-1616) e la cosiddetta Ala Napoleonica, innalzata a chiudere Piazza S. Marco sul luogo dove un tempo sorgeva la Chiesa di San Geminiano. L'edificio, iniziato durante il Regno d'Italia (1807-1813) per accogliere Napoleone e i Viceré d'Italia, venne continuato sotto la dominazione austriaca per ospitare la Corte Asburgica nelle frequenti visite a Venezia e le rappresentanze politiche, militari e diplomatiche del Lombardo-Veneto di cui Venezia, assieme a Milano, era la capitale. L'Ala Napoleonica, con la doppia facciata monumentale, il suggestivo portico dell'Ascensione - dov'è l'entrata del Museo, l'arioso scalone, la ricca sala da ballo, fu progettata dagli architetti G. A. Antolini, Giuseppe Soli e Lorenzo Santi. Quest'ultimo nel terzo decennio dell'ottocento sistemò e ordinò tutto il complesso del Palazzo Reale. Il pittore veneziano Giuseppe Borsato impostò il decoro degli ambienti secondo una personale e attenta rilettura dello stile Impero, sotto l'influenza degli architetti e arredatori francesi Percier e Fontaine e dello stile Biedermeier, che allora si andava imponendo nelle principali corti europee. 


MUSEO DEL MERLETTO Nel 1978 gli enti pubblici veneziani (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Ente per il Turismo, Azienda Autonoma di Soggiorno)si univano alla Fondazione Adriana Marcello in un Consorzio per i Merletti di Burano per rilanciare e riqualificare l'artigianato dei merletti. Nella sede dell'antica scuola veniva creato il Museo del Merletto e negli anni successivi il Consorzio organizzava corsi di formazione professionale e importanti mostre storiche. Allo scioglimento del Consorzio, avvenuto nel 1995, la Fondazione Adriana Marcello concedeva il Museo in comodato al Comune di Venezia. Nel Museo sono esposti oltre un centinaio di merletti tratti dalla ricca collezione, per lo più prodotti nell'ambito della Scuola, documenti con importanti disegni, foto e testimonianze iconografiche.


 

 

MUSEO DEL VETRO Il Museo vetrario di Murano venne fondato nel 1861. Dopo l'annessione di Murano al Comune di Venezia , nel 1923, il Museo Vetrario passò a far parte dei Musei Civici Veneziani; le sue collezioni furono, infatti, soggette a un riordinamento, curato nel 1932 sulla base di più moderni criteri espositivi da Giulio Lorenzetti e da Nino Barbantini e furono accresciute dall'aggiunta dei vetri delle collezioni Correr, Cicogna e Molin, che annoverano, tra l'altro, i più bei pezzi rinascimentali del Museo. In seguito i depositi della Soprintendenza archeologica permisero di istituire la sezione archeologica, della quale gli elementi di maggior prestigio sono i vetri provenienti dalla necropoli di Enona (Zara). Anche oggi le collezioni del Museo, oltre che per mezzo di acquisti, vengono incrementate da donazioni da parte delle fornaci dell'isola, che vanno ad arricchire soprattutto la raccolta contemporanea. L'attuale ordinamento museale è il risultato di lunghi lavori di restauro e di riallestimento, portati a termine nel 1979, e curati dalla Divisione tecnico-artistica del Comune di Venezia.

 

 

MUSEO DI STORIA NATURALE Il palazzo del Fontego dei Turchi, sede del Museo di Storia Naturale, fu eretto nella prima metà del XIII secolo dalla famiglia Pesaro e deve il suo nome al fatto che, per breve periodo, fu sede commerciale (Fontego = fondaco, magazzino) e diplomatica dell’Impero Ottomano a Venezia. Il Museo civico di Storia Naturale si articola in:
1) - Museo di Scienze Naturali, di Etnologia e della Laguna di Venezia (temporaneamente chiuso per restauro)
2) - Biblioteca
3) - Collezioni naturalistiche
4) - Attività scientifiche e didattiche

 

MUSEO FORTUNY Il palazzo che ospita il museo di Mariano Fortuny è uno splendido esemplare di edilizia gotica maggiore ed un ambiente dotato di eccezionale fascino e sapore d’epoca. Le stesse aggiunte come i ballatoi, i passaggi sospesi e le decorazioni a fresco che furono realizzate tra fine ottocento e i primi del novecento, contribuiscono a dare al palazzo una connotazione del tutto originale e inimitabile. Mariano Fortuny trasformò il palazzo nel proprio atelier di fotografia, scenografia e scenotecnica, studio sulla lavorazione dei tessili, studio di pittura. Di tutte queste funzioni l’immobile ha conservato ambienti e strutture, appezzerie, collezioni fotografiche. Il Museo Fortuny è destinato, secondo una tradizione consolidatasi nel corso degli ultimi due decenni, ad occuparsi di tutte le discipline facenti capo alla comunicazione visiva, raccogliendo in ciò, idealmente, l’eredità culturale dello sperimentalismo e delle curiosità innovative proprie del personaggio al cui nome la struttura è legata. Per il Museo Fortuny è prevista l’attivazione di servizi aggiuntivi al pubblico, laboratori e sale di studio. Attulamente aperto solo per mostre temporanee.


PALAZZO DUCALE  Palazzo Ducale è stato fino alla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 residenza del Doge, palazzo pubblico e luogo di amministrazione della giustizia, il simbolo più alto e più ricco della civiltà veneziana, della sua storia culturale, militare, politica ed economica. Tutte le epoche storiche vi sono rappresentate in una straordinaria stratificazione di elementi costruttivi e decorativi: dalle antiche fondazioni originarie all’assetto gotico dell’insieme, dalle enormi sale della vita politica decorate con i teleri di Veronese, Tintoretto e i grandi maestri del Rinascimento, alle preziose stanze dell’appartamento dei Dogi, delle buie prigioni e dai luoghi di tortura alle luminose logge sulla Piazza e sulla Laguna. Più prezioso di una reggia, più monumentale di un palazzo pubblico, più elegante di una dimora principesca, Palazzo Ducale ha soprattutto conservato tutto il fascino e la suggestione di uno dei più splendidi edifici mai costruiti: attorno ad esso sono fiorite leggende e si sono consolidati miti che hanno fatto grande e celebre Venezia e il suo governo millenario. Perfettamente conservato grazie ad un incessante lavoro di manutenzione e restauro, Palazzo Ducale apre oggi al visitatore settori poco noti e affatto sconosciuti delle sue aree: il Museo dell’Opera, che raccoglie soprattutto gli originali dei celebri maestosi capitelli scolpiti; il nuovo percorso delle Prigioni, oltre il Ponte dei Sospiri, nell’edificio marmoreo del Da Ponte; le cucine del Doge che ospitano oggi la nuovissima elegante cafeteria. Nel cosiddetto "percorso aulico" si visitano le diverse sale, sedi degli organi di governo delle magistrature veneziane e l’armeria, ricca di una pregiatissima raccolta d’armi. Recentemente sono stati aperti gli "Itinerari segreti". Si visitano la Sala dei tre capi degli Inquisitori di Stato (sono qui conservati due dipinti del fiammingo Jeronimus Bosch), gli Uffici del Consiglio dei Dieci, e la "Sala del Tormento" ovvero la sala della tortura, pratica peraltro in disuso già a partire dal XVII secolo. Interessanti le sale della Cancellaria Superiore, il luogo destinato ai Segretari, membri di quella vera e propria classe intermedia tra nobiltà e popolo che costituiva la spina dorsale dell’efficiente burocrazia veneziana. Ancora si possono visitare i Pozzi e i Piombi, le celeberrime prigioni della Serenissima.


PALAZZO MOCENIGO
Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume

Il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, sezione dei Civici Musei Veneziani, è stato istituito nel 1985 e ha sede a Palazzo Mocenigo di San Stae. Si compone di ricche e articolate raccolte, materiali tessili e librari provenienti dal disciolto Centro Internazionale delle Arti e del Costume di Palazzo Grassi e dalle collezioni di Vittorio Cini, acquistate dal Comune di Venezia rispettivamente nel 1981 e nel 1985.Queste collezioni, di recente acquisizione, vengono ad affiancarsi alle importanti raccolte tessili dei Civici Musei Veneziani che, un tempo conservate al Museo Correr e Ca' Rezzonico, stanno ora trovando sistemazione a Palazzo Mocenigo.

 

 

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Note: Notevole collezione d'arte greca, romana, egizia. Si possono ammirare anche cammei e pietre dure.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MOSTRA DEI CIMELI DELLA BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA E DELLA LIBRERIA VECCHIA DI SAN MARCO Nell’edificio eretto nel 1500 da Iacopo Sansovino, è ordinata la celebre Biblioteca. Nelle sale ornate di dipinti del Veronese, Tiziano, Tintoretto e Schiavone sono esposti alcuni preziosi codici e incunaboli. Quale gemma è custodito il Breviario Grimani, uno dei più preziosi codici esistenti, miniato da maestri fiamminghi alla fine del XV secolo. Inoltre: il Mappamondo di Fra’ Mauro (1459), la Divina Commedia, miniata da un artista veronese nella seconda metà del '300, opere di argenteria e smalto del XII sec., preziose oreficerie. i Veneziani erano soliti raccogliersi in confraternite chiamate Scuole, parola che deriva dal greco schola e che significa per l'appunto unione di persone. Esse si dividevano in Scuole di devozione (sei sono dette Grandi e le altre minori) e Scuole di arti e mestieri. Le Scuole Grandi, cosi chiamate per le loro ricchezze e privilegi, erano: San Rocco, Santa Maria della Carità, San Giovanni Evangelista, San Marco, Santa Maria della Misericordia, San Teodoro e Scuola dei Carmini.

 

 

SCUOLA DALMATA DEI SS. GIORGIO E TRIFONE

Note: Nell'Oratorio rinascimentale della Scuola Dalmata, Vittore Carpaccio dipinse tra il 1502 e il 1511, il celebre ciclo di "teleri" sulle storie dei Santi Giorgio (San Giorgio uccide il Drago), Trifone, Matteo e Girolamo. Da segnalare la "Visione di Sant'Agostino", le "Esequie di S. Girolamo", "L'Orazione nell'Orto" e la "Vocazione di Matteo" capolavori del Carpaccio. Inoltre dipinti del '600 e un altare del '500 con un "San Giorgio che uccide il Drago" in legno dipinto del XV secolo.

 

SCUOLA GRANDE DEI CARMINI

Note: La Scuola di devozione dei Carmini, divenuta "Grande" nel 1767, conserva ancora intatto sul soffitto della sala Capitolare i teleri del confratello più famoso: Giambattista Tiepolo. La decorazione eseguita tra il 1739 e il 1749: al centro Madonna del Carmelo che da lo scapolare a San Simeone Stock, intorno sono dipinte le Virtù e varie scene legate alla simbologia mariana; inoltre si segnala, nella sala dell'archivio, una Giuditta e Oloferne di Giambattista Piazzetta del 1743 circa. La scuola chiude nel 1806, la Confraternita si riforma nel 1840.

 

SCUOLA GRANDE DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

Note: L'edificio, antica sede della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, risale al 1453. Chiusa con l'editto di Napoleone del 1806, conserva ancora opere pittoriche di notevole interesse. Si possono ammirare gli affreschi dell'Angeli, del Diziani, del Guarana e del Tiepolo. La sala dell'Albergo è decorata da opere di Jacopo Palma il Giovane.

 

 

SCUOLA GRANDE DI SAN MARCO Campo San Govanni e Paolo La Scuola Grande di San Marco (1261) è una delle più armoniose e significative opere architettoniche del Rinascimento veneziano. La facciata, la cui struttura asimmetrica rispecchia la divisione interna degli spazi, è uno dei più preziosi e originali esterni veneziani. La decorazione marmorea è opera del Lombardo, mentre l’organizzazione della struttura è progetto del Codussi.

La Scuola oggi coincide con l’ingresso principale dell’Ospedale Civile di Venezia.

 

 

 

 

 

SCUOLA DI SAN ROCCO Campo San Rocco La scuola grande di San Rocco conserva all'interno oltre 60 tele di Jacopo Tintoretto. Nella sala inferiore sono raccontati gli episodi della vita della Vergine. I teleri della sala Superiore illustrano storie dell'Antico e del nuovo Testamento, celebrando al tempo stesso l'attività della Scuola; sul soffitto della sala dell'Albergo, intorno al San Rocco in gloria, le allegorie delle altre Scuole grandi. Sulle pareti laterali sono raffigurati due profeti: uno posa lo sguardo sulla Crocifissione che occupa la parete di fondo, l'altro sui tre episodi della Passione sulla parete opposta. La scuola possiede anche il Cristo Portacroce di dubbia atribuizione tra Giorgione e Tiziano, una Annunciazione di Tiziano e le sculture lignee di Francesco Palma il Giovane.

 


 

 

 

SCUOLA GRANDE DI SANTA MARIA DELLA CARITA'  Sin dalla sua fondazione (1260) il complesso edilizio costituito da Chiesa, Monastero e Scuola, ebbe notevole importanza. Dopo un periodo di abbandono venne restaurato e utilizzato in parte per ospitare i locali dell’Accademia di Belle Arti e delle Gallerie dell’Accademia.

 

 

 

 

SCUOLA GRANDE DI SAN TEODORO Situata in campo San Salvador è oggi adibita a sede di mostre ed esposizioni temporanee d’arte . La facciata che oggi appare venne realizzata solo nel 1655 (la scuola risale al 1258), mentre l’interno è rinascimentale.

 

 

 

 

 

 

SCUOLA GRANDE DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIA La sede, ultimata internamente nel 1538 ma rimasta esternamente incompleta, è progetto di Jacopo Sansovino . Si presenta oggi come un’enorme mole di laterizi, con due ordini appena abbozzati, grandi finestre centinate e strette nicchie ornamentali. Il fatto che per anni sia stata sede di un’associazione sportiva, ha portato allo sfacelo l’interno, decorato con dipinti del Veronese. Grazie all’impegno civico dello storico dell’architettura Manfredo Tafuri l’attività sportiva ora non vi si svolge più. Rimane però il fatto che l’edificio è ora chiuso e abbandonato, quando invece avrebbe bisogno di accurati restauri.

 

 

Le MASCHERE TIPICHE del CARNEVALE di VENEZIA

AI TEMPI DELLA REPUBBLICA...... I Veneziani erano soliti vestirsi in maschera non solo durante il periodo del carnevale ma anche in molte altre occasioni durante l’anno. Naturalmente il motivo che li spingeva a mascherarsi e a celare il proprio aspetto in altri periodi dell’anno e in luoghi particolari era quello più ovvio: non desideravano essere riconosciuti. Ed ecco che, ad esempio, si mascheravano quando partecipavano al Gioco d’Azzardo al Ridotto, perché non volevano essere riconosciuti dai creditori che altrimenti non gli avrebbero dato tregua. Le donne si mascheravano non solo per non farsi riconoscere ma anche per bellezza. Quando si recavano all’Osteria Selvadego si mettevano una maschera di velluto per far risaltare il candore del proprio viso. Si occupavano della creazioni di maschere i Maschereri, le cui botteghe artigiane erano diffuse ovunque, tanto che la loro arte venne annessa al Collegio dei pittori, e questi artigiani si valsero anche di un proprio insieme di regole (detto Mariegola) nella prima metà del ‘500. Tuttora potrete comprare splendide maschere artigianali, basterà saper cercare i piccoli laboratori che sorgono ovunque nella città.

 

LE MASCHERE VENEZIANE

 

LA BAUTA

La bauta era utilizzata sia dagli uomini che dalle donne in svariate occasioni: addirittura era un obbligo per le donne sposate che si recavano a teatro mentre era proibita alle fanciulle in età da matrimonio. Era formata da un velo nero, ma poteva essere anche bianco o turchino e persino scarlatto per un’occasione di gala, chiamato tabarro, che partiva dal collo e copriva anche le spalle, da un tricorno nero e da una maschera bianca dal labbro superiore allargato e sporgente sotto un naso sporgente che aveva l’effetto di cambiare il timbro della voce, rendendo quindi irriconoscibile chi la indossava. Questa maschera bianca era detta larva, probabilmente dalla stessa voce latina il cui significato è appunto maschera o fantasma, e permetteva di bere e mangiare senza mai togliersela, mantenendo così l’anonimato. Oltre a tutto ciò si soleva anche indossare un lungo mantello nero che copriva fino a metà la persona. Durante il carnevale i Veneziani si concedevano qualsiasi trasgressione e la bauta era utilizzata per tenere l’anonimato e consentire quindi qualsiasi svago. Si dice che anche i preti e le suore la utilizzassero per coprire la proprie avventure amorose.

 

LA MORETA

La moreta è una maschera ovale di velluto nero che veniva usata dalle donne. La sua invenzione ebbe origine in Francia, dove le dame erano solite usarla per andare in visita alle monache, ma si diffuse rapidamente a Venezia, poiché abbelliva particolarmente i lineamenti femminili. La maschera era completata da veli velette e cappellini a larghe falde. Dato che inizialmente si indossava tenendola in bocca grazie ad un piccolo perno, era una maschera muta e quindi particolarmente gradita agli uomini.

 

LA GNAGA

La Gnaga era una forma di travestimento molto semplice: ci si vestiva da donna, imitandone anche il tono della voce e gli atteggiamenti. e sul viso ci si metteva una piccola maschera che copriva solo gli occhi e il naso che serviva per raddolcire i lineamenti. Molto spesso veniva usata dai giovani per coprire la loro omosessualità: si girava per le piazze, le osterie e le feste vestiti da gnaga assumendo atteggiamenti e comportamenti decisamente licenziosi.

 

PANTALONE

E’ sicuramente la maschera veneziane più conosciuta oltre a quella sicuramente più in uso dai veneziani durante il Carnevale. Dalle sue prime apparizioni nella Commedia dell’arte, Pantalone, il primo vecchio si esprimeva sempre nella schietta parlata veneziana. Il suo nome deriva o da san Pantaleone, uno dei santi più venerati della città o dalla parola Piantaleoni: venivano chiamati così i mercanti che andavano a "piantare il Leone" di San Marco, il cui compito importantissimo era di stabilire nuovi commerci nelle terre conquistate dalla Repubblica. Pantalone è un vecchio mercante, spesso ricco e stimato, oppure un vecchio mercante in rovina, ma in entrambi i casi, da uomo di grande vitalità negli affari, si prodiga in ogni modo e senza alcuno scrupolo per combinare vantaggiosi matrimoni per i propri figli anche se spesso a svantaggio della felicità degli stessi. Il costume è formato da un berretto di lana alla greca, una giubba rossa, calzabraghe, o braghe bianche corte da cui pendono, attaccati alla cintura, una spada o una borsa. Sulle spalle porta un mantello nero foderato di rosso, mentre calza ciabatte nere o babbucce alla turca. Sul volto è prevista la caratteristica maschera con il naso adunco, sopracciglia accentuate ed una curiosa barbetta appuntita che egli accarezza di sovente.

 

LA GONDOLA La gondola, unica imbarcazione al mondo lunga ben 11 metri e pesante più di 600 Kg a poter esser manovrata con leggerezza e facilità da una sola persona e con un solo remo, è diventata, per milioni di turisti, il simbolo stesso di Venezia. E’ unica, come la città che rappresenta, anche per le sue caratteristiche costruttive. Innanzitutto è asimmetrica, dato che il lato sinistro è più largo di quello destro di 24 cm e, quindi, naviga sempre inclinata su un fianco. Ha il fondo piatto che le consente di superare anche fondali di pochi centimetri. Per la sua costruzione sono adoperati otto diversi tipi di legno e sono ben 280 le parti che la compongono.

 

 

I soli elementi in metallo sono:

il caratteristico "fèro"(ferro) a 6 denti di prora (davanti), la cui forma a S dovrebbe simulare l'andamento del Canal Grande e la lunetta, posta sotto uno stilizzato corno ducale, il ponte di Rialto, mentre i sei denti rappresenterebbero i sei sestieri in cui è divisa Venezia

 

   

 

 

e il "risso"(riccio) di poppa (dietro),che dovrebbe simboleggiare l’isola della Giudecca. Prima che la gondola diventasse di esclusivo uso turistico, e cioè da pochi decenni, al centro della stessa veniva montata una copertura invernale e notturna chiamata felze, che era dotata di una porta e di finestre scorrevoli con veneziane e tendine, di specchi e di uno scaldino; serviva a proteggere i passeggeri sia dal freddo sia dagli sguardi indiscreti; oggi è quasi completamente in disuso in quanto ostacola la visibilità e, quindi, è poco indicata per il turista.

 

 

 

 

 

LO SQUERO Nel lessico veneziano squèro è il cantiere per le piccole imbarcazioni di legno. E gli squerarioli sono i carpentieri specializzati nella costruzione di imbarcazioni in legno, e quindi anche di gondole. La tradizione degli squeri è antica quanto Venezia. Il loro nome deriva da uno strumento di lavoro, la squadra, detta in dialetto veneziano "squara". Inizialmente lo squero era il luogo in cui venivano costruite e riparate ogni sorta di imbarcazioni, dalle galere alle gondole, dalle grandi navi ai sandaletti. L'attività degli squeri, pur rimanendo importante, venne limitata dalla costruzione dell'Arsenale dove si concentrò gran parte dell'attività cantieristica veneziana. Nel corso degli anni molti squeri sono scomparsi e altri sono stati trasformati a causa della notevole diminuzione dell'uso delle barche a remi. L'attività degli squeri ancora presenti nella città è legata principalmente alla gondola e in parte alle altre imbarcazioni a remi e a vela tipiche della laguna di Venezia. Ancora oggi le gondole sono interamente costruite negli squeri da pochi artigiani che si tramandano l'arte da padre in figlio o da maestro ad apprendista. Lo squerarolo lavora a braccia apportando di volta in volta piccole modifiche, non essendovi progetti o disegni se non in casi particolari. L'esperienza, la maestria e l'arte necessarie per la costruzione di una gondola si acquisiscono attraverso molti anni di attività. Si diventa Maestro d'Ascia dopo almeno 36 mesi di lavoro e dopo aver sostenuto un esame. La costruzione di una gondola può richiedere parecchi mesi e comporta circa 500 ore lavorative. Considerando che una gondola dura mediamente 20 anni, si può stimare che a Venezia servono circa 20 gondole l'anno. Lo squero è caratterizzato da un piazzale inclinato verso il canale o il rio per l'accesso delle barche, con alle spalle una costruzione in legno, detta tesa, ed è recintato Su due lati. La tesa assicura un luogo di lavoro protetto dalle intemperie e serve anche da camerella (deposito degli attrezzi di lavoro). Spesso la zona contigua o anche la parte superiore dello squero è adibita ad abitazione del capo mastro squerarolo o del proprietario. Lo squero della Cooperativa Daniele Manin a San Trovaso è il più famoso, quantomeno come struttura. Nella forma, isolata dal contesto dei canali, ricorda un quadretto alpino, sottolineando come le più antiche e rinomate famiglie di squeraroli siano di origini montane (Cadore e Val Zoldana).

 

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